venerdì 13 dicembre 2013

I Comuni italiani e le agenzie mercantili nell'Oriente Latino

Molto interessante a mio avviso il rapporto tra le città-stato italiane e i regni sorti dopo la Prima Crociata. Già nel 1098 i Genovesi avevano soccorso i crociati partecipando all'assedio di Antiochia. Boemondo, in virtù della loro prodezza, concesse alla Città di Genova l'uso di un fondaco ( un gruppo di magazzini con una corte centrale), di un pozzo e di tredici case. Le Città marinare di Pisa, Genova e Venezia furono le maggiori presenze in Oriente, ma anche città come Saint-Gilles o Narbona e le comunità sicule si erano fatte sentire in Oriente, con molto minor peso e la loro presenza era di carattere diverso. Sugli italiani invece possiamo dire che era un vero e proprio mondo commerciale, non privo di lembi di terra che appartenevano in toto al comune, tanto da creare in città grandi come Antiochia, Acri e Tripoli dei veri "quartieri", che altro non erano se non piccole piazzeforti degli stati italiani. Solitamente ogni città italiana possedeva nei centri abitati crociati una chiesa, un molo, un fondaco e una serie di abitazioni per chi, tra gli italiani, aveva deciso di trasferirsi. Il carattere mercantile dei quartieri italiani difatti rendeva questa permanenza molto particolare: nella maggior parte dei casi la città lasciava un proprio ambasciatore detto "console" e il suo entourage nella città, a carattere fisso ( quindi viveva in Terrasanta) mentre la maggior parte dei cittadini del quartiere vi rimaneva solo quei giorni necessari allo smercio, per poi ripartire per mare. Difatti, più che di case, è bene parlare di veri e propri alberghi. I servigi che le città marinare svolgevano per i regni crociati erano di indubbia importanza: smercio di armi e di prodotti occidentali e orientali, trasporto di truppe fresche e pellegrini dall'Occidente, servizio postale. Difatti, non di rado i sovrani crociati fecero importanti lasciti ai Veneziani e ai Genovesi per i loro meriti: fu con la conquista di Cesarea nel 1104 che i Genovesi ottennero infatti del Santo Graal, che fu poi condotto a Genova e che divenne parte dello stemma per tutto il Medioevo. Alcune donazioni molto importanti da ricordare sono per i Veneziani la concessione di Boemondo II di un terzo della città di Tiro alla Serenissima, con la clausola di dover giurare atto di vassallaggio a lui in quel quartiere. Per i Genovesi invece Bertrando, per impadronirsi di Tripoli, donò alla Repubblica un castello nelle vicinanze della città, l'ampliamento del loro quartiere e un terzo della città!Occorre anche dire che questi quartieri avevano l'esenzione dalle imposte ( dei regni ove erano ospitati), diritti giudiziari privati - il privilegio di avere un tribunale gestito dai propri concittadini - e il privilegio di extraterritorialità, con tutte le varianti del caso. Il console difatti giurava fedeltà al Re crociato, ma anche rinnovava la sua fedeltà al Comune di appartenenza. Spesso queste agenzie mercantili divenivano vere e proprie colonie, tant'é che molti prodotti orientali come seta, sapone, zucchero e profumi passeranno solamente attraverso le comunità italiane verso i mari occidentali. Purtuttavia, almeno per tutto il XII secolo, i principali canali commerciali erano ancora Alessandria d'Egitto e Costantinopoli. Il mercato crociato più importante senza dubbio era Acri: pepe, spezie, incenso, droghe medicinali, profumi, sete, zucchero, avorio, marocchino, mussola, cotone, indaco, allume, ceramiche, vino, olio... tutto passava per Acri. D'altro canto l'Occidente inviava sui mercati orientali carne, grano, frutta secca, vino decisamente di miglior qualità. I mercanti vendevano, e si rifornivano di nuova merce nello stesso porto, col risultato che le navi non erano mai vuote; e ciò influì sullo sviluppo enorme della pirateria musulmana nel basso Medioevo. Sempre su Acri, Matteo di Parigi ci annota con grande stupore che il Signore di Acri otteneva dalla città, come tassa mercantile, qualcosa come 50'000 lire annue: un decimo delle entrate che riceveva il Re di Francia sui suoi interi domini. E' una cifra enorme, contando come gli sgravi fiscali e le esenzioni per i Comuni o per singoli mercanti particolarmente cari fossero anche molto generosi. Le agenzie mercantili, tuttavia, non erano solamente in mano agli italiani: è interessante la Confraternita di Mosserin, i cui fratelli si davano al commercio di pietre preziose fin dal 1221, famosa per essere stata invischiata nei conflitti etnici tra fazioni cristiane ad Acri tra il 1256 e il 1290. Questa Confraternita era infeudata all'Ordine del Tempio, sebbene fosse composta, si dice, prevalentemente da cristiani di rito nestoriano. Il complesso rapporto monetario tra regni, che dopo la Prima Crociata diventa a dir poco labirintico, viene affidato prevalentemente agli Ordini Cavallereschi del Tempio e dell'Ospedale, coi loro cambiavalute disposti in fondachi autonomi. Eppure, i sempre-verdi nomi delle famiglie italiane sono sempre presenti. 

Da: "La Grande Storia delle Crociate" di Jean Richard

giovedì 14 novembre 2013

Medioevo - Situazione religiosa in Oriente dopo la Prima Crociata ( XII secolo)



A seguito della conquista di Gerusalemme nel 1099 si formò con rapidità disarmante una società mista di franchi e di "orientali": siriani, armeni, bizantini, musulmani. Legami familiari si intrecciano: musulmani ricevono il battesimo, armeni e siriani sono liberi di mantenere i loro culti, purché riconoscano il nuovo Patriarca "latino" di Gerusalemme come pienamente valido. I musulmani sono lasciati liberi di seguire la religione di Maometto purché paghino una tassa di religione - procedimento che loro stessi avevano adottato in Egitto o in Sicilia verso i cristiani. Gli Ebrei, a dispetto di quanto si dice, furono in seguito lasciati liberi e non subirono ritorsioni. L'eccidio della conquista di Gerusalemme derivò da un mancato seguito all'ordine impartito dai capi franchi, che avevano comandato di non ritorcersi contro la popolazione della città santa. Ma fu inutile. 

Fin dal 1098 i crociati si ritrovarono con cattedrali espropriate agli emiri, e non appena vi entravano, riconoscendovi una sede cattedrale, senza troppo preoccuparsi di quale giurisdizione ecclesiastica fossero, vi insediavano qualcuno dei numerosi vescovi che avevano seguito la Crociata, poiché i vescovi orientali erano in parte fuggiti o prigionieri dell'esercito musulmano. L'asservimento dei vescovi orientali al patriarca latino si può dire che fu la tattica che Urbano II aveva comandato fin dall'inizio, quando ancora mostrava di volersi egli stesso imbarcare. Non fu assolutamente difficile prendere possesso dell'antica e nobile sede patriarcale di Antiochia; mentre nel regno di Gerusalemme il susseguirsi dei patriarchi latini (alias franchi) seguì un iter preoccupante. L'elezione di Arnolfo di Choques era senza dubbi irregolare, difatti fu deposto da Daimberto, che sfruttò i suoi poteri di legato papale, appena sei mesi dall'elezione. Eppure lo stesso Daimberto fu spodestato da un certo Evremaro. Un nuovo legato depose quest'ultimo e venne eletto a Patriarca. Arnolfo riprese possesso della sede patriarcale sfruttando il suo titolo di Arcidiacono del Santo Sepolcro, carica influentissima che di fatto era la porta d'ingresso per il seggio episcopale. L'appoggio di Re Baldovino ad Arnolfo fece il resto. Le sedi di Cesarea, Scipoli e Petra furono ricostituite solo nel 1101, ma Scipoli perse il ruolo episcopale in favore di Nazareth nel 1128. Betlemme sarà elevata a sede vescovile nel 1099. Il Papa di turno mai si preoccupò di interferire con la nascita di queste sedi, purché lo commemorassero - la commemorazione era fin dall'antichità un modo ufficiale di dichiararsi parte di una giurisdizione ecclesiastica. Gerusalemme annetté dopo ampie proteste da parte dell'Arcivescovato di Tiro anche le sedi episcopali della Fenicia, Nel 1168 si aggiunsero altre sedì: Kerak, Ebron e Sebaste, ove vi è la tomba del Precursore, Giovanni il Battista. Questo enorme numero di vescovati lascia ritenere che i franchi alzassero a vescovato tutte quelle città che erano meta di pellegrinaggio. Ben presto si pose un problema: le chiese ortodosse e la chiesa cattolico-romana, nonostante lo scisma del 1054, erano ancora molto simili, ed entrambe avevano firmato il Concilio dei Sardi, nel quale si vietava la coesistenza di due vescovi nella stessa sede. Un grande problema per il clero cattolico appena insediato! Si risolse col compromesso: i "greci" avrebbero insediato in ogni sede un vicario patriarcale, al quale il clero ortodosso locale avrebbe obbedito. Ma questo vicario avrebbe giurato, in teoria, fedeltà al vescovo latino. Eppure, nonostante le premesse per un disastro religioso, le fedi cristiane mai si combatterono troppo. Abbiamo notizie di conversioni al cristianesimo latino da parte di greci e armeni, sia da latini verso l'ortodossia, frutto dei matrimoni misti.
Gerusalemme era la città principalmente coinvolta nella rete di pellegrinaggi che partiva dall'Europa. I regni cristiani avevano una sottile rete di locande, prebende, alloggi e ospedali per pellegrini, gestiti tanto dai laici quanto dalle chiese, e non si era mai lasciati soli. Già abbondavano i procacciatori e venditori di "reliquie" per le strade delle città. Gli Ordini Cavallereschi assicuravano una relativa pace per le strade, e si occupavano di seguire le carovane di pellegrini per proteggerle dagli assalti della feccia o dai musulmani. Un vasto mercato di oggettistica sacra era in funzione già durante la marcia dei crociati, e si intensificò con il consolidarsi d

FONTE

storia delle crociate, Jean Richard - volume I






martedì 5 novembre 2013

Medioevo - L'esperienza del primo convento femminile, ad Arles ( VI secolo)

Nel 513 il Vescovo San Cesario di Arles redige una regola per delle vergini che vogliono vivere in congregazione presso la chiesa di Saint-Jean, in quella parte di Gallia invasa dai Franchi. Siamo agli albori del Medioevo. Purtroppo ciò che rimane del monastero di Saint-Jean-le-Moustier non ci consente di ricostruire la struttura del Monastero, ma è possibile ricostruire fedelmente la vita di queste monache dell'Alto Medioevo, del primo nucleo occidentale di una congregazione femminile. San Cesario prese a modello la Regola di San Benedetto da Norcia, sebbene per le donne non avesse previsto grandi rinunce in  cibo e bevande, ritenendo già sufficiente la grande privazione della verginità perpetua. Il periodo di noviziato durava genericamente un anno, anche se la Madre Badessa aveva la facoltà di decidere se allungare o meno il periodo di prova valutando caso per caso. San Cesario insiste sulla povertà di spirito e quella del corpo: la postulante non può divenire novizia se prima non ha dato tutto ciò che possedeva. Non vi sono ricche e plebee: ognuna delle monache veste un abito bianco cucito dalle consorelle e tutte non hanno che un letto, i libri per la preghiera e gli oggetti quotidiani. Nella Regola di San Cesario notiamo con una certa impressione come egli prescriva per le sue monache dei frequenti bagni, sollecitandole spesso durante tutto il programma.

Ogni giorno le monache ricevevano una certa quantità di lana da filare in silenzio. La pratica del silenzio era molto rispettata. A turno ciascuna cucinerà per le altre, e infine dedicheranno almeno due ore del giorno alla lettura silenziosa delle Scritture.

Oltre allo studio e alla frequentazione dei Sacri Uffici, compito specifico delle monache di Arles era la cura degli ammalati, sistemati in una infermeria non lontano dal complesso monastico. Le consuetudini di questo monastero sono raccontate in modo molto dettagliato da una raccolta del IX secolo:
La monaca si alza a mezzanotte e recitando il salmo XXIV ad te Domine levavi animam meam si affretta verso l'oratorio dopo aver velocemente sopperito alle necessità corporali e alla vestizione, e si unisce alle sue consorelle, si inchina dinnanzi all'altare e si pone in preghiera silente. Il campanello segnerà il momento in cui il coro inizierà a leggere l'ufficio. Concluso il canto la congregazione torna al riposo fino alle sei del mattino, quando iniziano le Laudi. In queste sei ore è previsto il silenzio assoluto. Alle Laudi succedono l'Ufficio dell'Ora Prima e poi la Confessione dei Peccati in pubblico, dinnanzi a tutta l'assemblea. Dopo un periodo di riposo vanno a lavarsi, e successivamente seguono la Messa della mattina e cantare l'Ora Terza. La Celleraia e coloro che sono deputate ad aiutarla preparano la colazione, composta da un quarto di libbra di pane e da delle bevande. Durante il pasto vige silenzio assoluto e nessuno può mangiare finché la Badessa non si siede e da il permesso. La Badessa invita la Lettrice a leggere brani di libri di Padri della Chiesa, di Detti o di Sacre Scritture. Al limite vengono letti proclami imperiali qualora siano di portata anche nel Monastero. Dopo il pasto esse si recano alla sala capitolare nella quale la Cantora ( colei che gestisce il coro) espone il santo del giorno, il calendario e la luna. Sempre nel Capitolo si legge un brano della Regola e si ha la pubblica confessione, nella quale le suore indicano i peccati le une alle altre, e ricevono l'assoluzione dal cappellano;  Segue una pausa di libertà nella quale le suore possono parlare nel chiostro o altrove, purché non siano in chiesa, nei dormitori o nel refettorio: in questi luoghi il silenzio è assoluto ad ogni ora. A mezzogiorno c'è l'ufficio di Sesta e una seconda Messa, dopo la quale le suore si lavano le mani: vengono battuti i famosi "cento colpi" sui piatti o sul cimbalo per invitare le suore a pranzo. Dopo il pasto segue la siesta, dove le suore dormono o leggono, o passeggiano nel chiostro. Al risveglio si canta la Nona, e ad un cenno della Madre Badessa esse possono andare a bere un bicchiere di vino, tenuto in serbo dal pranzo sul tavolo della mensa. Tre colpi di cimbalo segnano l'inizio del lavoro manuale; la giornata si conclude alle sei, con un pasto leggero, seguito dai Vespri, e al tramonto canteranno la Compieta, dopodiché saranno spente le lampade e le monache potranno andare a dormire. La clausura non esisteva nei conventi femminili dell'Alto Medioevo - essa sarà resa regola formale solo sotto Bonifacio VIII nel 1298 - e le suore potevano uscire due a due, purché per faccende inerenti il convento, i poveri, i bisognosi o loro stesse,  ed erano tenute a non bighellonare. Abbiamo quindi un ritratto di una vita viva: le suore erano copiste, miniaturiste, contadine e molto altro, e si occupavano dalla vita scolastica dei fanciulli, sia maschi che femmine.

FONTE
Régine Pernoud, la donna al tempo delle cattedrali - RIZZOLI

lunedì 28 ottobre 2013

Occidente Perduto: Screen, Iconostasi, "Barriere". Il senso dello spazio sacro nelle chiese medievali dell'Occidente Latino

Voglio soffermarmi in modo particolare su quelle che in Inghilterra chiamano “screen”, ossia “barriere”. Esse sono strutture, spesso colonnati di legno, che dividono il presbiterio dalla navata e che, originariamente, dovevano essere molto comuni a tutto il mondo cattolico-romano, in quanto sono la controparte occidentale dell’Iconostasi orientale. Cos’è una Iconostasi, e qual è il suo senso?

La prima Iconostasi fu installata a Costantinopoli nel XII secolo, ed è frutto dell’ipertrofia del culto delle icone a seguito della vittoria sulla fazione iconoclasta da parte dei difensori della liceità del culto delle icone. Abbiamo già abbondantemente discusso dell’Icona nella prima parte di questo volume, non mi ci soffermerò. L’Iconostasi è appunto quel supporto di legno, di pietra, di marmo, che era deputato a sorreggere le icone, e venne installato tra la navata e il presbiterio delle chiese orientali appunto per mostrare che era possibile venerare le immagini. Strutturalmente, in ogni iconostasi le porte centrali o “regali” sono attraversate solo dal diacono e dal sacerdote, e sono aperte all’orario di culto, mentre le porte laterali dette “diaconali” sono usate dal diacono per le funzioni sul bordo ( come la recita delle litanie) e dai ministranti, cerofori o suddiaconi. Su ogni iconostasi vi devono essere una immagine della Madre di Dio e una di Gesù Cristo, solitamente sulla parte superiore troviamo i Dodici Apostoli, sui muri in basso i santi della chiesa o santi importanti; Sulle porte diaconali troviamo santi diaconi o angeli. Essa ha inoltre una funzione simbolica, quella di ricordare il Velo del Tempio di Gerusalemme, di delimitare uno spazio sacro (il presbiterio, il luogo dell’altare, del culto) da quello dell’uditorio. La stessa funzione in Occidente era espletata dalle “screen” – in italiano non c’è un termine corrispondente – e dalle balaustre. L’origine non doveva essere quella di oscurare la vista della liturgia ai laici, tant’è che le screen, essendo “vuote”, ben si prestano anzi a essere un collante paradossalmente tra i preti e i fedeli. Eppure, in Germania ho trovato una vera e propria Iconostasi Gotica. Il seguente compendio fotografico, completo quando possibile di indicazioni sul luogo e sul periodo storico, fornirà una piccola testimonianza di ciò che almeno in Italia non siamo abituati a vedere.

chiesa dei Santi Remigio e Margherita in Inghilterra. Questo era probabilmente il prototipo di barriera comune nelle chiese latine del Primo Millennio

Vera e propria iconostasi gotica a Naumburg, in Germania, eretta nel 1245

screen nella cattedrale di San Marco a Venezia

L'articolo è tratto dal saggio "Occidente Perduto" di Marco Mannino Giorgi che ne detiene i diritti letterari

martedì 22 ottobre 2013

Medioevo - La Monarchia medievale: simboli, caratteristiche, senso del potere

Legittimità del sovrano

Nell'Europa medievale le vie d'accesso al potere regio, se esclusa l'usurpazione, sono l'elezione, la designazione del successore da parte del sovrano, oppure "guidata" da Dio attraverso la vittoria di una battaglia, e infine la successione dinastica. Nell'Alto Medioevo la designazione dei sovrani era piuttosto incerta, poiché da un lato provenivano da popoli barbari le cui usanze spesso erano elettive, e anche perché l'andirivieni dei popoli barbari che si lottavano l'esiguo spazio europeo proseguì fino all'arrivo degli Arabi nella Spagna. L'antica usanza barbara del Gavelkind, ossia della divisione dei possedimenti in parti uguali tra tutti i figli, viene presto soppiantata dal principio della primogenitura. Molto delicato è parlare di usurpazione, poiché può essere legittimata con la "legge di Dio", ossia se il re usurpatore è benedetto dalla Chiesa o da palesi manifestazioni della divina volontà. Nel primo caso posso citare sicuramente gli Altavilla , che con la benedizione del Papa poterono sbarcare prima in Inghilterra e successivamente in Sicilia e farne il loro possedimento; dall'altro lato ad esempio il passaggio da Carolingi a Capetingi: la realtà di chi deteneva il potere fu una motivazione sufficiente. Ogni regno aveva i suoi rituali per legittimare il sovrano da incoronarsi. L'esempio più notevole lo troviamo in Francia, dove il Re si dipartiva per Reims, dove anticamente San Remigio aveva battezzato Clodoveo, il sovrano dei Franchi, e durante la Santa Messa veniva investito del potere reale attraverso l'unzione con il myron della Sacra Ampolla, che si dice perpetuata direttamente da San Remigio. La sacralizzazione della Monarchia fu l'effetto cristianizzante delle lande barbare, ma non fu l'unico caso. Ancora nel XX secolo la monarchia austro-ungarica riceveva l'investitura imperiale con doppia liturgia, cattolica e ortodossa. Nella quasi totalità dell'Europa i principi e i re venivano investiti del potere regio durante una Messa. La descrizione che segue è l'incoronazione del principe Vlad III Tepes di Valacchia (1456), che quindi è un sovrano minore, ma potrebbe rendere l'idea:
"L cerimonia dell'incoronazione spettò al Metropolita ( arcivescovo) e ai grandi boiardi. (...) L'unzione dei principi si svolgeva col sacro crisma, preparato a Costantinopoli dal Patriarca e dai suoi vescovi, composto da balsamo, olio d'oliva e altre trenta sostanze. Il futuro sovrano veniva condotto dentro lo spazio sacro dell'altare maggiore e quando il Metropolita finiva la sua preghiera con "Adesso chiediamo che la grazia del Santo Spirito scenda su di lui" il coro cantava "è degno" per tre volte. In seguito il voivoda veniva spogliato e rivestito di abiti principeschi (...). Le altre onorificenze gli vennero consegnate al momento dell'incoronazione e furono la corona d'oro, lo stendardo della nazione, lo scettro ( topuz in romeno) la spada e la sciabola, e infine la lancia. Gli venne offerta come di norma la Croce del Salvatore affinché la baciasse ( nel rituale ortodosso a conclusione della Liturgia si bacia la Croce, ndr). Il principe si assise dunque sul trono e tutti i presenti si presentarono in fila dinnanzi a lui per baciargli la mano destra: il metropolita, gli abati, i sacerdoti e i monaci, poi i boiardi, i mercanti e i capitani dell'esercito. L'Indomani il principe si recò nuovamente in chiesa per il giuramento dei feudatari (...) i grandi boiardi misero la mano sul Vangelo e giurarono fedeltà al voivoda. Successivamente il principe spedì lo spathaire ( il comandante dell'esercito) a ricevere gli omaggi dai governatori di tutte le contrade."
Il testo, che ho liberamente riscritto e accorciato, è tratto dall'ottima biografia su Dracula scritta da Matei Cazacu. Con questo testo si nota dunque, come dicevo, l'incoronazione di un piccolo principe; possiamo solo figurarci la maestosità di un Imperatore o di un Re di Francia.

Il Re: simboli e caratteristiche

Il Sovrano era tale perché possedeva, all'interno del Regno di cui era sovrano, un territorio totalmente suo, privo di feudatari, nel quale l'amministrazione era sua diretta competenza. Più grande era questo spazio, e più la sua forza in campo politico cresceva. Inoltre, grande peso in politica estera avevano la legittimità di sangue e le parentele agnatizie. Ad esempio durante la Guerra dei Cento Anni Edoardo III si presentava formalmente come re di Francia, anche se non vi risiedeva, per diritto di sangue. La natura del potere regio si manifestava con i sensi mutuati dal diritto romano di auctoritas e potestas, arricchiti dalla dignitas attribuita attraverso la benedizione della Chiesa, e la majestas, che porterà poi all'esistenza del crimine di lesa maestà da una parte e il "diritto di grazia" dall'altra, ossia il perdono condonato dal Re a chiunque: diffuso già in Castiglia e in Francia nell'Alto Medioevo, divenne effettivo nel XIV secolo in gran parte d'Europa.  La maestà regale era sottolineata anche nell'Arte gotica e romana con le immagini di Cristo-in-Maestà, o Cristo Re. Sebbene non si possa parlare di monarchia costituzionale - fuori dal caso inglese, che nel 1215 sotto Giovanni Senza-Terra diverrà Monarchia Costituzionale - il Re medievale giurava all'atto della consacrazione di tener fede ai suoi impegni rispettivamente verso Dio, verso la Chiesa, verso il Popolo e verso i suoi feudatari. Del resto, il re medievale era vincolato dai canoni della Legge, non era un sovrano assoluto. I nobili più volte si sono appellati al Diritto contro i sovrani. Anche se formalmente Imperatore e Re non sono sinonimi, in quanto imperator era il generale vittorioso, e Rex nell'immagine mutuata dai romani era un tiranno, nel IV secolo si assiste alla fusione improvvisa dell'imperator col rex. Il Papa adottò la Tiara e un trono di tre gradini più alto degli altri troni europei; l'Imperatore adottò il privilegio di indossare "una corona chiusa" a testimonianza dell'Universalità del suo potere, che << chiudeva tutto il creato sotto di sè >>. A sua volta il Re di Francia adotterà la "mano di giustizia" ossia uno scettro adornato con una mano alla sua estremità, indicante la somma autorità giudiziaria del sovrano. Per riconoscere il sovrano presto o tardi arrivarono poi gli stemmi, già comunissimi nei feudatari. Ogni sovrano aggiungeva particolari al proprio casato e li apponeva sul suo stemma privato. Il Sovrano nell'immagine pubblica era talvolta taumaturgo. Che sia un dato reale o fantasioso, testimonia la validità della consacrazione per mezzo di criteri ecclesiastici. Il più famoso rimane Luigi IX, santo per la Chiesa Romana, il quale si dice che curasse la lebbra dei suoi poveri ogni volta che ne toccava uno; In Castiglia abbiamo l'esempio di alcuni re esorcisti, che guarirono gli indemoniati; il primo sovrano ad avvalersi di poteri taumaturgici fu Enrico III d'Inghilterra, salito nel 1216 al potere. Altresì molti sovrani francesi si diceva facessero crescere le messi nei campi al loro passaggio. Queste facoltà da notarsi come non siano ereditarie, ma frutto della consacrazione valida: non si manifestarono sempre, ma solo su alcuni re e in alcuni luoghi. Infine, la santità del Re medievale si manifestava sia con la pietà privata, con la devozione religiosa, e con la cristianizzazione delle proprie nazioni, un vero affare di stato che vide coinvolti tutti i sovrani fino al Basso Medioevo, e anche oltre. Nonostante la Chiesa abbia sempre respinto il rex-sacerdos, da notare come alcuni rituali clericali siano concessi al Sovrano: anche nell'Occidente cattolico-romano il re sale in altare e si comunica sotto le Due Specie ( pane e vino, come i chierici) durante la Messa, e ha il privilegio di vestire la pianeta rialzata sul braccio, come gli ecclesiastici. L'unica figura che coniugò la sovranità temporale col potere spirituale fu il Papa di Roma, che con Gregorio VII assunse il carattere bipolare di governante e di vescovo con paternità universale. Il Papa si richiamava alla figura biblica di Melchisedech, re e sacerdote, ma la negava agli altri principi del mondo. I Re venivano infine riconosciuti già in vita con degli attributi derivati dalle loro condizioni o dalle loro effettive capacità e imprese: tutto ciò li delimitava e li rafforzava assieme. 

Re, Imperatore e Papa

Nel corso del medioevo pur tuttavia avviene che spesso si è Re, ma non si è Imperatore. Nell'Oriente cristiano vediamo l'Impero Romano d'Oriente, molti principati e potentati autonomi, e sovrani indipendenti. Se invece ci focalizziamo sull'Europa Occidentale, troviamo un Imperatore che si sdoppia in Re di Germania e in Re dei Romani, ma assume quest'ultima carica solo se riesce a farsi incoronare dal Papa a Roma, il che avviene raramente. Tralasciando qua il senso profondo del senso meta-politico dell'essere Imperatore dei Romani, osserviamo piuttosto come si arrivò al papato temporale. Ratione peccati il Papa Gregorio VII nel suo Dictatus Papae contrappose la superiorità del papato e quindi dello spirituale sul temporale, in contrasto con gli imperatori, che detenevano la superiorità temporale e pretendevano privilegi sul clero. Paradossalmente i due poteri forti del medioevo, Papa e Imperatore, presto perdono la loro esclusività, a causa del principio elettivo per entrambi. Ovviamente il Papato rimase e rimane elettivo, poiché fondato da ecclesiastici celibi, e decade direi causa di forza evidente il principio dinastico; Nonostante alcune dinastie si siano poggiate sull'ereditarietà, anche l'Impero Germanico era in fin dei conti elettivo. Proprio per questo, i Re nazionali, con la continuità del potere, riescono a fondare stati più forti ed efficienti. 

Il regicidio

Se il Re ha carattere sacro, eppure ciò non basta perché si eviti il tirannicidio. Uno dei criteri di legittimazione dell'uccisione di un re era l'essere stato incoronato da un anti-papa, o crimini affini: eresia, rifiuto di partecipazione a crociate, inettitudine al comando. A metà del XII secolo Giovanni di Salisbury condannò il tirannicidio eppure nel 1407 Jean Petit, il rettore dell'Università di Parigi, giustificò l'assassinio del Duca d'Orleans appellandosi alla santità della causa del tirannicidio. Da qui la domanda: quando è possibile il regicidio? quando abbiamo dinnanzi il rex inutilis, o il sovrano malvagio. Qui dunque possiamo capire come fondamentale è il concetto nel Medioevo di un Re che vive e lavora nell'interesse del popolo. 

La Corte

Sempre a Giovanni di Salisbury dobbiamo la diffusione del motto "rex illitteratus quasi asinus coronatus". Il Sovrano dunque dev'essere istruito. Con lo sviluppo dell'Università e la ripresa della cultura scientifica nel XI secolo ( la prima Università fu aperta a Bologna nel 1088) anche le corti dei sovrani si riempiono di studiosi laici. Infatti è ingiusto dire che nell'Alto Medioevo non vi fossero a corte uomini di scienza. Ricordiamo giustamente la Corte di Carlomagno, o quella dei sovrani Longobardi, e sarebbe un crimine ritenere una Roma papale incolta, ma il sapere era veicolato principalmente dai sacerdoti e dai monaci, che ebbero cura di salvare la sapienza. Ma dall'anno Mille in poi assistiamo ai "Re Letterati" come Alfonso X di Castiglia ( XIII secolo) detto "il Saggio" o Carlo V di Francia ( XIV secolo) detto il "Re Aristotelico". Il paradosso è che se nell'Europa continentale assistiamo alla rinascita della corte culturale, in Inghilterra i sovrani da Giovanni Senza-Terra in poi non scrivono più correttamente in latino. Nella metà del Duecento inizia a diffondersi l'etica di corte a livello sempre più morboso, la curialitas,ossia l'etichetta, sopratutto in Francia e nelle Signorie italiane, dalle quali i sovrani europei prendevano il buon gusto e le regole dell'etichetta.  Il Rex amabilis ossia un sovrano raffinato, di buon gusto, che eleva tanto i suoi cortigiani quanto i suoi sudditi di bassa estrazione, propenso all'umorismo e alla vita sana, è un attributo agognato da molti sovrani basso-medievali, e va di pari passo col rex pacificus. Quest'ultima connotazione ha un carattere quasi escatologico, una funzione preparatoria: il sovrano pacificatore e pacifico istruisce i suoi sudditi e li prepara a vivere nel regno dei santi che verrà col ritorno di Cristo. Non sorprende infatti che Luigi IX verrà canonizzato da Bonifacio VIII col titolo di "re pacifico". Il Cortigiano, l'uomo che forma il seguito del re o di un potente signore, non è più solo un guerriero - come era nell'alto medioevo - ma la Corte si riempie di numerosi personaggi: giuristi, preti, artisti, uomini di vario genio, mercanti, medici, astrologi, economisti. La Corte Medievale è sempre più ricercata.

Bibliografia:
Jacques Le Goff - Il re medievale
Jacques Le Goff - La vita nel Medioevo
Matei Cazacu - Dracula

lunedì 30 settembre 2013

Venezia - Agostino Barbarigo, il Doge del Rinascimento



Il Quattrocento vide un susseguirsi impressionante di Dogi, il più spettacolare dei quali fu Agostino Barbarigo, fratello del precedente doge, Marco. L'elezione di Agostino avvenne il 30 agosto 1486, dopo che il suo avversario si ritirò appoggiandolo. Agostino era il candidato ideale per la reggenza: con un patrimonio di 70'000 ducati aurei e una  brillante carriera di generale alle spalle, in un'epoca dove i capitani e i banchieri iniziavano a imporsi, era semplicemente perfetto. Le vecchie famiglie patrizie tuttavia non gradirono l'elezione di Agostino, quasi che fosse per merito del defunto doge che il fratello avesse ottenuto la reggenza. Agostino fu un dittatore, un vero e proprio despota: limitò quanto poté l'attività del Maggior Consiglio e governò in totale libertà, estromettendo le famiglie patrizie. Tuttavia nessuno si permise di fermarlo, e visse da sovrano. Addobbò magnificamente il suo palazzo tempestandolo di incisioni del suo stemma, e abbellì la città con sfarzo principesco. Pretese il baciamano a chiunque si presentasse, e questo doveva ricordare le abitudini bizantine del millennio che si erano lasciati alle spalle; Uno dei suoi meriti per la Serenissima fu l'acquisizione dell'isola di Cipro, donata dalla regina alla Repubblica.  Perse invece le fortezze nel Peloponneso in una guerra coi turchi nel 1499-1500. Eppure, nonostante la città di Venezia risulti abbellita con nuove chiese ( ad esempio Santa Maria dei Miracoli) o con nuovi elementi tecnologici ( come l'orologio in piazza S. Marco), la società veneziana è sempre più corrotta. Le prostitute di alto bordo, particolarmente, diventano un elemento politico: il 25 marzo 1498 il consigliere del Senato Antonio di Landi verrà appeso alla forca dopo la denuncia esposta da una nota cortigiana - Laura Toilo - alla quale confidava, dopo gli amplessi, importanti segreti del Senato. Il 20 settembre 1501 Agostino muore, odiato dai ricchi, ma applaudito da patrizi e da plebei. La recita si è conclusa. Escono fuori tutti i suoi errori, tra cui moltissimi errori economici e perdite enormi. Ciò nonostante egli non subirà mai la damnatio memoriae - che a Venezia era usuale sui dogi "scomodi" per la memoria popolare -  e il suo ritratto rimarrà nella sala del Maggior Consiglio. Gli succedette Leonardo Loredan.

fonti: "Dogi, Storia e Segreti" di Claudio Rendina






venerdì 27 settembre 2013

Medioevo - Il Cristianesimo della Rus' di Kiev

In occasione dei 1025 anni di Ortodossia russa, capitati sotto la reggenza di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, propongo in questo articolo, la cui fonte sarà la monumentale opera di N. V. Riasanovsky "Storia della Russia" , un breve riassunto di quello che fu un vero e proprio "battesimo nazionale". 

Il Cristianesimo ortodosso arrivò in Russia e prese posto nelle masse verso il XI-X secolo, portato da missionari di Costantinopoli, dai racconti di viaggio dei ricchi mercanti variaghi o da personalità inviate dal giovane regno della dinastia di Rurjk. Il modello bizantino incise sulla forma, a maggior ragione perché il primo vescovo di Kiev di cui si porti memoria, San Michele I "l'Iniziatore", si pensa fosse di origine siriana. Pur tuttavia, come l'ortodossia antica insegna, la religione si adagiò sul Popolo e nacque presto una forma "russa" di cristianesimo, quantunque la celebrazione fosse inizialmente in greco e il clero fosse ancora prevalentemente di importazione greco-balcanica. La vastissima influenza sull'arte, sull'architettura e sulle usanze popolari della fede ortodossa testimoniano in modo pieno la riuscitissima evangelizzazione e la russificazione del Cristianesimo. Sempre a San Michele Metropolita viene attribuito niente poco di meno che il battesimo di (San) Vladimir, sovrano di Kiev e della sua famiglia nel 988 d.C., e successivamente di tutto il popolo russo immerso nel Dnepr; Anche la costruzione della Cattedrale della Dormizione a Novgorod e la fondazione del Monastero di San Michele della Cupola Dorata gli sono attribuiti. Il progressivo nascere di santi kievani autoctoni testimonia lo sviluppo della fede, sopratutto ricordiamo i santi Antonio e Teodosio delle grotte, vissuti nel XI-XII secolo, monaci eremiti. Sant'Antonio si formò sul sacro Monte Athos e poi si diresse in Russia fondando il celeberrimo Monastero delle Grotte, Печерская Лавра, presso Kiev, dandosi alla lotta interiore e all'ascesi; Il suo discepolo Teodosio, nonostante fosse anch'egli intento nella lotta spirituale, fu un interessantissimo esempio di pietà devozionale per i bisognosi, le vedove e i derelitti, anticipando grandemente i Comuni medievali italiani nella formazione di Ostelli per i poveri e di istituzioni pie che fornivano aiuto agli indigenti. La Chiesa Russa ebbe nel periodo Kievano solo due vescovi autoctoni, Ilarione nel XI secolo e Clemente nel XII; la dipendenza da Costantinopoli, la quale elevò la sede di Kiev a Metropolia, permetteva una certa libertà dall'autocrazia reale; i rapporti fra la Chiesa Madre di Costantinopoli e la Metropolia di Kiev erano di collaborazione e di rispetto.

La Chiesa kievana, come ogni chiesa medievale, si ritrovò piena di possedimenti, di tenute e di lavoranti,  in un primo momento acquisiti da donazioni di ricchi pii e da lasciti di sovrani. La Chiesa ebbe una notevole influenza, come è facile immaginare, sulla didattica e sull'insegnamento, con l'apertura di timide scuole domenicali che non evolvettero tuttavia in Università. Il grande influsso dell'attività missionaria è testimoniato dal "Testamento" del principe Vladimir II Monomaco, nel quale egli ricorda ai destinatari l'esercizio dell'elemosina e della pietà. La Chiesa Cattedrale di Santa Sofia di Kiev fu costruita nel 1037 e ricalcava pienamente la ben famosa omonima di Costantinopoli; progettata anch'essa da mastri architetti provenienti dalla Grecia, presenta una pianta a croce greca. A Novgorod un'altra Santa Sofia sarà eretta nel 1052 sempre da maestranze greche. Mosaici e affreschi ornavano le chiese kievane; Santa Sofia di Kiev aveva al suo interno colonne di alabastro e di porfido e marmo, di rara bellezza. La Cattedrale dell'Intercessione della Vergine invece è a pianta rettangolare con tre absidi e un'unica cupola, contrariamente alle due sovracitate. E' da tutti lodata come la più alta realizzazione dell'arte sacra kievana. 

Per la lingua liturgica, non possiamo non menzionare i santi Cirillo e Metodio, Apostoli degli Slavi, i quali iniziarono la loro predicazione in Bulgaria utilizzando un'edizione del Nuovo Testamento, degli Atti degli Apostoli, dell'Apocalisse e dell'Orologhion tradotta dalle loro mani in un dialetto bulgaro natio, dalle parti di Salonicco. Essi diffusero quindi il cristianesimo nei Balcani attraverso un dialetto parlato, in un alfabeto da loro ideato, il Glagolitico, che poi evolverà in Slavonico. Sul finire del X secolo a Preslav, città dell'Impero Bulgaro, nell'Università fondata dai discepoli dei due isoapostoli, l'alfabeto detto Cirillico rimpiazzò il glagolitico. Lo Slavo Ecclesiastico fu adottato come lingua franca nei principati russi, e se ne servivano poeti, amministratori e chierici. Entrò subito come lingua nelle funzioni religiose, rimpiazzando il greco. Fino al XVII secolo fu la sola lingua scritta utilizzata dai russi. A poco a poco, come è naturale, il russo evolvette e lo slavonico fu confinato nella liturgia, anche se tuttora il popolo russo comprende quanto viene cantato nelle chiese. Sarà l'abitudine.