In occasione dei 1025 anni di Ortodossia russa, capitati sotto la reggenza di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, propongo in questo articolo, la cui fonte sarà la monumentale opera di N. V. Riasanovsky "Storia della Russia" , un breve riassunto di quello che fu un vero e proprio "battesimo nazionale".

La Chiesa kievana, come ogni chiesa medievale, si ritrovò piena di possedimenti, di tenute e di lavoranti, in un primo momento acquisiti da donazioni di ricchi pii e da lasciti di sovrani. La Chiesa ebbe una notevole influenza, come è facile immaginare, sulla didattica e sull'insegnamento, con l'apertura di timide scuole domenicali che non evolvettero tuttavia in Università. Il grande influsso dell'attività missionaria è testimoniato dal "Testamento" del principe Vladimir II Monomaco, nel quale egli ricorda ai destinatari l'esercizio dell'elemosina e della pietà. La Chiesa Cattedrale di Santa Sofia di Kiev fu costruita nel 1037 e ricalcava pienamente la ben famosa omonima di Costantinopoli; progettata anch'essa da mastri architetti provenienti dalla Grecia, presenta una pianta a croce greca. A Novgorod un'altra Santa Sofia sarà eretta nel 1052 sempre da maestranze greche. Mosaici e affreschi ornavano le chiese kievane; Santa Sofia di Kiev aveva al suo interno colonne di alabastro e di porfido e marmo, di rara bellezza. La Cattedrale dell'Intercessione della Vergine invece è a pianta rettangolare con tre absidi e un'unica cupola, contrariamente alle due sovracitate. E' da tutti lodata come la più alta realizzazione dell'arte sacra kievana.
Per la lingua liturgica, non possiamo non menzionare i santi Cirillo e Metodio, Apostoli degli Slavi, i quali iniziarono la loro predicazione in Bulgaria utilizzando un'edizione del Nuovo Testamento, degli Atti degli Apostoli, dell'Apocalisse e dell'Orologhion tradotta dalle loro mani in un dialetto bulgaro natio, dalle parti di Salonicco. Essi diffusero quindi il cristianesimo nei Balcani attraverso un dialetto parlato, in un alfabeto da loro ideato, il Glagolitico, che poi evolverà in Slavonico. Sul finire del X secolo a Preslav, città dell'Impero Bulgaro, nell'Università fondata dai discepoli dei due isoapostoli, l'alfabeto detto Cirillico rimpiazzò il glagolitico. Lo Slavo Ecclesiastico fu adottato come lingua franca nei principati russi, e se ne servivano poeti, amministratori e chierici. Entrò subito come lingua nelle funzioni religiose, rimpiazzando il greco. Fino al XVII secolo fu la sola lingua scritta utilizzata dai russi. A poco a poco, come è naturale, il russo evolvette e lo slavonico fu confinato nella liturgia, anche se tuttora il popolo russo comprende quanto viene cantato nelle chiese. Sarà l'abitudine.
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